Scritto da Sonia Buchini

Sabato 17 e domenica 18 aprile, la diocesi di Udine, ha organizzato, per tutti i giovani che lo desideravano, un breve, ma intenso pellegrinaggio a Torino, per vedere la S. Sindone.
I 330 ragazzi che hanno aderito alla proposta, tra cui anche una piccola rappresentanza del C.E.L., erano accompagnati dall’Arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazoccato, una presenza giovane fra i giovani che ha guidato la veglia di sabato sera e la S.Messa della domenica.
Non scrivo questo articolo per raccontarvi la storia della Sindone o le prove scientifiche praticate, poichè già facilmente reperibili in altri numerosi siti, quello che invece mi preme è testimoniare, per quanto possibile, l’emozione vissuta, i sentimenti provati in quei pochi minuti passati davanti a quel lenzuolo, in silenziosa contemplazione e in un totale abbandono.
Dico questo perché, nonostante le centinaia di persone che affollavano il duomo, dove la Sindone era esposta, mi è sembrato davvero di essere a tu per tu con Gesù, con il Suo Volto. Non si tratta di una frase di circostanza, ma di un’impressione reale.
Giovanni Paolo II definì la Sindone “prezioso lino che ci aiuta a capire il mistero dell’amore del Figlio di Dio per noi”. Ed è stato proprio così: contemplare il corpo martoriato di Gesù, impresso indelebilmente in quel lenzuolo insanguinato, mi ha permesso di comprendere un po’ di più la sua Passione ed il suo Amore. È stato sconvolgente trovarmi di fronte ai segni dei chiodi, alla fronte e alla nuca grondanti di sangue per la corona di spine, ai colpi di flagello sul busto, a quel petto trafitto dalla lancia da cui sgorgò sangue ed acqua.
Tutto questo mi ha portata a riflettere su due frasi di Gesù, entrambe pronunciate durante l’ultima cena: la prima dopo aver lavato i piedi agli apostoli: “Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io facciate anche voi” e poi “Questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me”. In questi momenti Gesù ci chiede di donare tutti noi stessi, di portare anche noi la nostra croce, trovando in Lui tutta la forza di cui abbiamo bisogno.
Quel Volto, che abbiamo potuto contemplare nella Sindone, infatti, lo possiamo incontrare sempre nell’Adorazione e quell’Amore disposto a donarsi fino all’ultima goccia di sangue lo possiamo sperimentare nell’Eucarestia. Tutto questo per dire che naturalmente, l’esperienza vissuta non può concludersi nei due minuti passati davanti a quel Santo lenzuolo.
Concludo con una parte della preghiera proposta ai pellegrini davanti alla Santa Sindone, che a mio parere riassume bene quanto detto finora:
“So che non c’è consolazione senza conversione, per cui, mentre col tuo aiuto porto con fiducia le mie croci, ti prometto di iniziare una vita nuova allontanandomi dal peccato, così da poter sperimentare che dalle tue piaghe sono stato guarito”.
Sonia Buchini







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